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Quote o ramo d'azienda

Quote o ramo d'azienda: cosa cambia davvero per chi vende e per chi compra

Redazione Deveur10 ottobre 20266 minuti di lettura

Vendere le quote è vendere il contenitore con tutto ciò che contiene, vendere il ramo è scegliere cosa passa: cosa cambia su debiti, dipendenti, contratti e tasse, e la via di mezzo più usata.

Quando dici «vendo l'azienda» puoi intendere due cose diverse, e la differenza si vede nel prezzo, nelle tasse e in chi si tiene i problemi vecchi. Puoi vendere le quote della società: il compratore prende il contenitore con tutto ciò che c'è dentro. Oppure puoi vendere l'azienda o un suo ramo: la società resta tua, e al compratore passano i macchinari, i contratti, i dipendenti, il marchio e l'avviamento elencati nell'atto. La prima si chiama cessione di quote, la seconda cessione di ramo d'azienda. Chi compra le conosce entrambe e spesso ha già deciso quale preferisce prima di incontrarti.

Vendere il contenitore

Con la cessione di quote cambia il proprietario della società, non la società. La partita IVA resta la stessa, i contratti con clienti e fornitori proseguono senza rifirmarli, i dipendenti non cambiano datore di lavoro, autorizzazioni e certificazioni restano in capo alla stessa persona giuridica. È la strada più semplice da eseguire: un atto dal notaio e la società ha un nuovo socio.

Il rovescio è che passa tutto. Anche la causa aperta sei anni fa, anche l'accertamento fiscale che potrebbe arrivare, anche il debito che nessuno ha ancora scoperto. Il compratore si protegge in due modi. Con una due diligence che guarda la storia, non solo il presente. E con le garanzie: nel contratto ti chiede di dichiarare che i bilanci sono veri, che non ci sono cause nascoste, che le tasse sono pagate, e di risarcirlo se qualcosa salta fuori. Spesso una parte del prezzo resta ferma per qualche anno su un conto vincolato.

Per te che vendi, il denaro arriva direttamente in tasca, perché le quote sono tue. Come viene tassata la plusvalenza dipende dalla tua situazione e dal paese: chiedilo al tuo commercialista prima di fare qualunque conto. È il percorso tipico di una cessione totale.

Vendere il contenuto

Con la cessione di ramo il compratore sceglie cosa prendere, entro un limite: un ramo deve essere un insieme organizzato capace di funzionare da solo, non un elenco di macchinari. Dentro il perimetro mette ciò che gli serve e fuori lascia ciò che non vuole: il capannone, una linea di prodotto in perdita, la causa vecchia.

Qui le cose si complicano per chi compra. I contratti con clienti e fornitori passano, ma le controparti vanno informate e in alcuni casi possono tirarsi indietro. I dipendenti del ramo passano con i loro diritti e la loro anzianità, e in Italia sopra una certa soglia di organico il passaggio prevede una procedura con i sindacati. I debiti non spariscono con una riga nel contratto: in Italia quelli che risultano dalle scritture contabili obbligatorie restano a carico anche di chi compra, e per le imposte esiste una responsabilità solidale che il compratore può limitare con un certificato chiesto all'amministrazione finanziaria.

In cambio, il compratore ottiene ciò che con le quote non ha. Il prezzo pagato sopra il valore dei beni diventa avviamento nel suo bilancio e in molti ordinamenti si può ammortizzare, con un vantaggio fiscale che dura anni. E il passato resta a te: ciò che non è nel perimetro non lo riguarda.

Per te che vendi, il denaro arriva alla società, non a te. La società paga le imposte sulla plusvalenza, e poi devi ancora portare fuori quei soldi, con un dividendo o con una liquidazione, pagando di nuovo. Ti resta una società con la cassa e ciò che è rimasto fuori. A volte è proprio quello che vuoi: tenere il capannone e affittarlo al compratore è una soluzione frequente.

Perché il compratore spinge in una direzione

Lo stesso compratore, per la stessa azienda, ragiona in modo diverso a seconda della forma. Con il ramo si tiene il vantaggio fiscale dell'avviamento e lascia a te i rischi del passato, quindi tende a essere più disteso sul prezzo e meno esigente sulle garanzie. Con le quote eredita tutto, quindi scava di più, chiede di più e vuole che una parte del prezzo resti ferma.

Dal tuo lato è spesso l'opposto. Le quote ti danno un incasso diretto e la fine di ogni legame con l'attività. Il ramo ti lascia una società da gestire e due passaggi fiscali. Il prezzo nominale può essere più alto, ma ciò che conta è quanto ti resta in tasca dopo tutto, e questo conto lo fa il commercialista, non il compratore.

Non c'è una forma giusta. Prendi un'azienda da 15 milioni con due linee di prodotto, l'immobile dentro la società e una vertenza aperta. Un compratore industriale interessato a una sola linea chiederà il ramo. Un compratore che vuole continuità totale, perché i clienti hanno contratti pluriennali e certificazioni difficili da rifare, chiederà le quote e metterà la vertenza fra le garanzie. La valutazione di partenza può essere la stessa, ma il contratto che ne esce è un oggetto diverso.

La via di mezzo che si usa spesso

Esiste una terza strada. Prima conferisci il ramo che vuoi vendere in una società nuova, di cui la tua società diventa socia. Poi vendi le quote di quella società nuova. Il compratore riceve un contenitore pulito, senza storia, con dentro solo ciò che ha scelto. Tu vendi quote e non beni. Servono una perizia e qualche mese di anticipo, e il trattamento fiscale di ogni fase va verificato con attenzione, perché l'amministrazione finanziaria guarda alle operazioni in sequenza come a un'operazione sola. Ma è lo schema che più spesso mette d'accordo le due parti.

In Svizzera, in Germania e in Francia la distinzione esiste allo stesso modo. Cambiano le regole: su come passano i dipendenti, su quali debiti seguono l'azienda, su come viene tassata la plusvalenza di una persona fisica rispetto a quella di una società. Prima di decidere la forma, parla con un professionista del paese in cui ha sede la società.

Cosa portare al primo incontro

Prima di parlare di prezzo, disegna il perimetro. Prendi un foglio e dividi l'azienda in ciò che venderesti e ciò che vorresti tenere: immobili, partecipazioni, cassa in eccesso, linee di prodotto, cause in corso, beni intestati a te e non alla società. Accanto a ogni voce segna se è legata alla società, come un'autorizzazione o un contratto con clausola di cambio di controllo, oppure se può viaggiare da sola. Quel foglio dice già quale forma è più naturale, e permette al commercialista di fare il conto che conta: quanto ti resta con le quote e quanto con il ramo. Una telefonata di dieci minuti con chi ha visto entrambe le strade chiarisce più di sei mesi di pensieri.

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