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Cedere l'azienda a compratori esteri: Svizzera, Germania e Francia: estero
Per aziende sopra i 5 milioni Estero

Cedere l'azienda a compratori esteri: Svizzera, Germania e Francia

Una valutazione riservata in 72 ore, nessun costo e nessuna esclusiva. Tu resti a guidare la transizione per il tempo che decidi.

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Parlarci non ti impegna: chi cede non paga nulla e nessuna scheda esce senza la tua firma.

Gruppi svizzeri e tedeschiCompratori francesiLingua e culturaRegole del paeseTrattativa a distanza
In sintesi

Questa pagina spiega come cedere l'azienda a compratori esteri in Svizzera, Germania e Francia. Trovi chi compra e cosa cerca, cosa guarda per primo, come si forma il valore, quando non conviene e quali errori evitare. Spiega anche come si arriva alla firma con Deveur: valutazione riservata, riservatezza prima di ogni nome, nessun costo per chi cede.

Chi compra un'azienda italiana dalla Svizzera, dalla Germania o dalla Francia, e cosa cerca?

Compra chi fa già il tuo mestiere oltre confine e vuole crescere in Italia. Cerca capacità produttiva, clienti solidi e persone che sanno lavorare.

Il discorso vale per aziende sopra i 5 milioni di fatturato. Sotto quella taglia il costo di una trattativa oltre confine pesa troppo per entrambe le parti. Un compratore estero non cerca un'azienda qualsiasi. Cerca un pezzo che manca al suo gruppo: un mercato dove non arriva, una lavorazione che non sa fare, una squadra tecnica che non riesce ad assumere. Le strade sono diverse. Puoi cedere tutto e restare in azienda per un periodo concordato. Oppure puoi far entrare un socio di maggioranza e tenere una quota. Il lavoro comprende la ricerca dei compratori nei tre paesi, la verifica dei loro mezzi, la trattativa nella loro lingua e il coordinamento fra i tuoi consulenti e i loro. Resti il titolare fino all'ultima firma.

Come funziona, passo per passo, la cessione a un compratore estero?

Si parte da una valutazione riservata in 72 ore. Si arriva alla firma solo dopo che hai visto e scelto il compratore.

  • La valutazione. In 72 ore ricevi una forbice di valore costruita sui tuoi bilanci. Nessuno sa che l'hai chiesta.
  • La scheda anonima. Prepariamo una descrizione dell'azienda senza nome. Parte solo con la tua firma.
  • La riservatezza. Chi è interessato firma un accordo di riservatezza prima di sapere chi sei.
  • I mezzi verificati. Controlliamo che chi si siede al tavolo abbia davvero le risorse per comprare.
  • La trattativa e la firma. Offerta, verifica dei conti, contratto. I tempi dipendono da quanto sono in ordine i documenti. Mettere in conto alcuni mesi è realistico.

Chi cede non paga nulla. Il compenso di Deveur lo paga chi acquista, a operazione conclusa.

Dal 2017 · aziende sopra i 5 milioni

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Lo facciamo spesso, con aziende sopra i 5 milioni: lascia nome e telefono e ti chiama una persona, in forma riservata.

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Cosa guardano per primo i compratori esteri, e cosa serve da parte tua?

Guardano quanto l'azienda dipende da te e quanto sono leggibili i conti. Da te servono tempo, bilanci in ordine e franchezza.

Un gruppo straniero non conosce i tuoi clienti né le tue abitudini. La prima domanda sarà questa: se il titolare si ferma, chi telefona al cliente principale? Se la risposta è «nessuno», il prezzo scende o la trattativa si blocca. Poi vengono i numeri: bilanci degli ultimi anni, margini per prodotto, peso dei primi clienti, contratti in essere, immobili. Ogni compratore li leggerà con i criteri del suo paese. Conviene quindi preparare una sintesi chiara e tradotta, senza voci oscure. Da te servono poche cose, ma vere. Qualche ora alla settimana nelle fasi calde. La pazienza di rispondere a domande che ti sembreranno ovvie. Il coraggio di dire subito cosa non va. I problemi detti all'inizio si negoziano, quelli scoperti dopo fanno saltare il tavolo.

Quanto vale l'azienda per un compratore estero, e come si forma la forbice?

Il valore parte dall'EBITDA ripulito, moltiplicato per un multiplo di settore e corretto per la posizione finanziaria netta. Ne esce una forbice, non un numero promesso.

Prendi un esempio illustrativo: un'azienda da 12 milioni con un EBITDA dell'11 %. Quel margine va prima ripulito. Si tolgono i compensi del titolare fuori mercato, gli affitti pagati a una società di famiglia e i costi una tantum. Al risultato si applica un multiplo, che dipende dal settore, dalla crescita e dalla solidità dei clienti. Poi si sottraggono i debiti e si aggiunge la cassa: è la posizione finanziaria netta, e decide quanto ti resta in tasca. Un compratore estero può pesare queste voci in modo diverso da uno italiano. Può dare valore a una certificazione o a un mercato che gli apre la porta. Può anche scontare il rischio di gestire un'azienda lontana. Per questo la forbice va costruita prima, con criteri che reggono.

Quando NON conviene cedere l'azienda a compratori esteri?

Non conviene quando l'azienda regge solo grazie a te, quando i conti hanno bisogno di un anno di ordine, o quando per te conta tenere le decisioni in famiglia.

Se la successione interna è possibile, valutala seriamente. Un figlio preparato o due dirigenti che conoscono l'azienda possono rilevarla anche gradualmente, con un finanziamento costruito apposta. A volte rende meno in denaro e molto di più in serenità. Conviene aspettare anche quando l'ultimo bilancio è stato anomalo, nel bene o nel male, perché il compratore lo leggerà come il nuovo normale. Lo stesso vale se stai per perdere o per firmare un cliente decisivo. Infine, non conviene se non sei pronto a vedere un'altra lingua in riunione e un altro modo di decidere. Un gruppo straniero cambierà qualcosa. Se l'idea ti pesa, meglio un socio italiano o un passaggio ai dirigenti. Te lo diciamo anche quando significa non lavorare insieme.

Quali errori si fanno più spesso trattando con un compratore oltre confine?

Gli errori più comuni non sono tecnici: riguardano la lingua, il ritmo e le aspettative. Si evitano quasi tutti preparandosi prima.

  • Trattare in una lingua che non padroneggi. Un «sì, vediamo» detto in inglese può diventare un impegno. Ogni passaggio importante va scritto e tradotto.
  • Sottovalutare le regole del paese. Garanzie, contratti, tassazione del prezzo: chiedi al tuo commercialista e al tuo legale come funzionano da entrambi i lati del confine.
  • Affidarsi solo alla trattativa a distanza. Le videochiamate servono per i dettagli. Le decisioni si prendono di persona, e il compratore deve vedere lo stabilimento.
  • Parlarne troppo presto. Se dipendenti o fornitori lo sanno prima del tempo, l'azienda perde valore nel momento peggiore.
  • Scegliere solo sul prezzo. Conta anche il futuro dei tuoi collaboratori e del nome che hai costruito.

Perché cedere l'azienda a compratori esteri con Deveur?

Perché lavoriamo solo su questi quattro paesi e su aziende come la tua. Sappiamo che lingua, cultura e regole pesano quanto i numeri.

Seguiamo aziende italiane dal Lazio in su e compratori in Svizzera, Germania e Francia. È uno spazio preciso, dove conta sapere chi ha davvero i mezzi e chi sta solo guardando. Un gruppo svizzero, uno tedesco e uno francese non leggono allo stesso modo un bilancio, un contratto o una stretta di mano. C'è chi vuole subito una proposta scritta e dettagliata e chi prima deve costruire fiducia. Il nostro lavoro è tradurre, nel senso pieno. Portiamo i tuoi numeri nella forma che il compratore capisce e le sue richieste in una forma che puoi valutare. Chi cede non paga nulla: il compenso lo paga chi acquista, a operazione conclusa. Se capisci che non è il momento, ti fermi. La decisione resta tua dall'inizio alla fine.

Le domande che ci fanno sui compratori esteri

Posso cedere l'azienda a compratori esteri e continuare a lavorarci?

Sì, è una delle forme più frequenti. Cedi le quote e resti in azienda per un periodo concordato, di solito come presidente o direttore. Il compratore estero ha bisogno di te per conoscere clienti, fornitori e persone. Durata, ruolo e compenso si scrivono nel contratto prima della firma, così sai fin dall'inizio cosa ti aspetta e quando potrai fare un passo indietro.

Quanto tempo ci vuole per cedere l'azienda a un compratore estero?

Dipende soprattutto da quanto sono in ordine bilanci, contratti e documenti, e da quanti consulenti sono coinvolti nei due paesi. Mettere in conto alcuni mesi dal primo incontro alla firma è realistico. La valutazione riservata iniziale arriva invece in 72 ore. Una trattativa oltre confine richiede qualche passaggio in più, soprattutto per tradurre e verificare i documenti.

Quanto costa a chi vende cedere l'azienda a compratori esteri con Deveur?

A te non costa nulla. Il compenso di Deveur lo paga chi acquista, e solo a operazione conclusa. Se la cessione non avviene, non c'è nulla da pagare. Restano a tuo carico i consulenti che scegli tu, come il commercialista o il legale di fiducia. È bene chiedere a loro un preventivo per tempo, prima che la trattativa entri nel vivo.

Devo parlare tedesco o francese per vendere la mia azienda a un gruppo straniero?

No. La trattativa si svolge nella lingua del compratore e noi facciamo da ponte, anche nel senso culturale. Tutti i documenti importanti vengono tradotti, così leggi in italiano ciò che firmi. Quello che conta è che tu capisca ogni impegno prima di prenderlo. Un sì detto in fretta in un'altra lingua può pesare più di quanto pensi.

Come faccio a sapere se il compratore estero ha davvero i mezzi per comprare?

Prima di presentarti un compratore ne verifichiamo i mezzi: solidità del gruppo, capacità di finanziare l'operazione, serietà dell'interesse. Inoltre ogni compratore firma un accordo di riservatezza prima di conoscere il tuo nome. Così non perdi tempo con chi sta solo curiosando e non esponi i tuoi dati a persone che non potrebbero comunque concludere.

I dipendenti verranno a sapere che cerco un compratore estero?

Non finché non decidi tu. La scheda che circola è anonima e parte solo con la tua firma. Il tuo nome viene dato solo a chi ha firmato un accordo di riservatezza. Il momento giusto per informare dipendenti e collaboratori si sceglie insieme, di solito quando la trattativa è solida. Parlarne troppo presto può creare incertezza e far perdere valore.

Come vengono tassati i soldi ricevuti da un compratore estero per la mia azienda?

Dipende da come possiedi le quote, da come è strutturato il prezzo e da eventuali pagamenti differiti. Non esiste una risposta valida per tutti. Chiedi al tuo commercialista come viene trattata la plusvalenza nel tuo caso, se conviene una holding e cosa cambia se una parte del prezzo arriva negli anni successivi. Fallo prima di firmare qualsiasi offerta.

Un compratore estero paga di più di uno italiano?

Non è detto, e nessuno può promettertelo. Un compratore estero può dare più valore a qualcosa che gli manca, come un mercato, una certificazione o una competenza tecnica. Può anche scontare il rischio di gestire un'azienda lontana e in un'altra lingua. Per questo conviene partire da una forbice di valore costruita con criteri chiari, e confrontare più offerte.

Cosa succede al nome dell'azienda se la compra un gruppo svizzero o tedesco?

Dipende dal compratore e da quanto vale il marchio sul mercato. Molti gruppi hanno interesse a mantenere un nome conosciuto dai clienti, ma non è automatico. Se per te è importante, va messo sul tavolo presto e scritto nel contratto. Lo stesso vale per la sede, i posti di lavoro e il ruolo dei tuoi collaboratori più stretti.

Posso vendere solo una parte dell'azienda a un socio estero?

Sì. Puoi far entrare un socio estero di maggioranza e tenere una quota di minoranza, che potrai cedere in un secondo momento a condizioni già concordate. È una strada utile se vuoi accompagnare il cambiamento e partecipare alla crescita. Diritti di voto, ruolo in consiglio e modalità di uscita vanno definiti con precisione prima della firma.

Mio figlio lavora in azienda: cosa succede se la vendo a un gruppo estero?

Può restare, se lo vuole e se il compratore lo ritiene utile. Il suo ruolo, il contratto e le prospettive si negoziano insieme alla cessione, non dopo. A volte un figlio con esperienza tecnica o commerciale è proprio una delle ragioni per cui il compratore è interessato. Parlane con lui prima di iniziare la trattativa, per evitare sorprese.

Cosa serve per la valutazione riservata in 72 ore prima di cedere l'azienda all'estero?

Bastano gli ultimi bilanci e qualche informazione su attività, clienti principali e posizione finanziaria. Con questi elementi costruiamo una forbice di valore basata su EBITDA, multipli di settore e posizione finanziaria netta. La valutazione è riservata e non ti impegna a nulla: serve a capire se ha senso andare avanti e su quali punti lavorare prima di farlo.

Il primo passo è una telefonata di dieci minuti

Lascia un recapito: ti chiama una persona, in forma riservata, e entro 72 ore hai una forbice di valore. Chi cede non paga nulla.

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