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Preparare l'azienda alla cessione: i dodici mesi prima: preparazione
Per aziende sopra i 5 milioni Preparazione

Preparare l'azienda alla cessione: i dodici mesi prima

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Parlarci non ti impegna: chi cede non paga nulla e nessuna scheda esce senza la tua firma.

Bilanci pulitiSeconda lineaConcentrazione clientiImmobili e marchiDue diligence lato venditore
In sintesi

Questa pagina spiega come preparare l'azienda alla cessione nei dodici mesi prima: bilanci puliti, seconda linea, concentrazione dei clienti, contratti, immobili e marchi, due diligence lato venditore. Trovi chi compra e cosa guarda per primo, come si forma il valore, quando non conviene cedere, tempi, costi e come si arriva alla firma.

Cosa vuol dire preparare l'azienda alla cessione nei dodici mesi prima?

Vuol dire mettere l'azienda nella forma in cui un compratore la capisce in fretta e se ne fida. Non devi cambiarla. Devi renderla leggibile e meno dipendente da te.

Il discorso vale per aziende sopra i 5 milioni di fatturato. A questa taglia chi compra arriva con revisori, legali e banche, e controlla tutto. In dodici mesi si lavora su cinque fronti.

Il primo sono i bilanci, che devono mostrare la redditività vera, senza spese personali mescolate a quelle aziendali. Poi viene la seconda linea, cioè le persone che reggono produzione, vendite e amministrazione quando tu non ci sei. Il terzo sono i clienti: quanto pesa ciascuno e quanto sono solidi i rapporti. Il quarto sono contratti, immobili e marchi: a chi appartiene cosa. L'ultimo è una due diligence lato venditore, cioè un controllo fatto prima e per conto tuo.

Vale per ogni strada: cessione totale con te che resti per un periodo, socio di maggioranza, passaggio ai dirigenti o alla famiglia. Cambia chi guarda, non cosa guarda.

Chi compra un'azienda come la tua e cosa cerca davvero?

Di solito sono un'azienda dello stesso settore, un investitore finanziario oppure i tuoi dirigenti o la famiglia. Tutti cercano la stessa cosa: un utile che continui anche dopo di te.

Il compratore industriale conosce il mestiere. Guarda impianti, clienti e quello che la tua azienda aggiunge alla sua. Può riconoscere un prezzo per ciò che completa la sua offerta, ma vuole integrare in fretta.

L'investitore finanziario guarda numeri e persone. Vuole un gruppo dirigente capace di andare avanti. Spesso ti chiede di restare socio di minoranza o di affiancare il nuovo assetto per un periodo.

I dirigenti interni o la famiglia conoscono l'azienda meglio di chiunque. In genere però hanno bisogno di una banca o di un socio finanziario per pagare il prezzo.

Lavorando fra Italia dal Lazio in su, Svizzera, Germania e Francia, il compratore può arrivare anche da oltre confine. Per tutti la domanda è una sola: quanto di questo risultato dipende dal titolare?

Dal 2017 · aziende sopra i 5 milioni

Preparare l'azienda alla cessione: i dodici mesi prima

Lo facciamo spesso, con aziende sopra i 5 milioni: lascia nome e telefono e ti chiama una persona, in forma riservata.

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Cosa guardano per primo i compratori, e cosa devi preparare tu?

Guardano la qualità dell'utile, quanto l'azienda dipende da te e da pochi clienti, e se ci sono sorprese in contratti e immobili. A te chiediamo tempo, documenti in ordine e alcune decisioni prese per tempo.

  • Bilanci puliti. Servono tre esercizi leggibili, con costi personali, compensi familiari e voci straordinarie separati e spiegati. Il tuo commercialista può ricostruire l'utile normalizzato.
  • Seconda linea. Chi decide in produzione, vendite e amministrazione se tu manchi per un mese? Se la risposta è nessuno, questo è l'anno per dare deleghe vere, scritte.
  • Concentrazione clienti. Un cliente che pesa molto sul fatturato è un rischio agli occhi del compratore. Contratti scritti e rapporti seguiti da più persone lo riducono.
  • Immobili e marchi. Capannone e marchio sono intestati all'azienda, a te o a una società di famiglia? Va deciso se si vendono, si affittano o restano fuori.
  • Contratti. Le clausole di cambio di controllo con clienti, fornitori e banche vanno lette prima della trattativa, non durante.

Come si forma la forbice di valore quando prepari l'azienda alla cessione?

Il valore parte dall'EBITDA normalizzato moltiplicato per un multiplo, poi si tolgono i debiti finanziari netti. La distanza fra l'offerta più bassa e quella più alta dipende da quanto quel risultato appare solido e ripetibile.

Facciamo un esempio illustrativo: un'azienda da 12 milioni con un EBITDA dell'11 %, cioè circa 1,3 milioni. Il multiplo non è fisso. Sale se i clienti sono diversificati, la seconda linea c'è e i margini sono stabili. Scende se tutto passa da te o da un solo cliente.

Dal valore dell'azienda si arriva al prezzo delle quote con la posizione finanziaria netta. Debiti bancari e leasing si sottraggono, la cassa in eccesso si aggiunge. Contano anche il capitale circolante e gli investimenti rimandati.

Gli errori tipici che spostano la forbice verso il basso sono tre. Il primo è gonfiare l'EBITDA con rettifiche che non reggono a un controllo. Il secondo è tagliare manutenzioni e personale nell'ultimo anno per alzare i margini, perché il compratore se ne accorge. Il terzo è presentare un piano futuro senza basi. Chi ti promette un multiplo prima di aver visto i numeri non ti sta aiutando.

Quando NON conviene preparare l'azienda alla cessione adesso?

Non conviene quando l'ultimo bilancio è stato pessimo per ragioni passeggere, quando non sei pronto a lasciare davvero o quando in casa c'è già una soluzione che funziona.

Se vieni da un anno storto ma gli ordini sono ripartiti, conviene aspettare uno o due esercizi che lo dimostrino. Il compratore paga sui numeri chiusi, non sulle promesse.

Se l'idea di non decidere più ti pesa, meglio ammetterlo subito. Una trattativa interrotta a metà lascia segni fra dipendenti e clienti.

Esistono anche alternative alla cessione. Un figlio o un dirigente pronto può subentrare con un passaggio graduale delle quote. Un amministratore esterno può guidare l'azienda mentre tu resti proprietario. Un socio di minoranza può portare capitali senza toglierti il controllo.

Prepararsi resta comunque utile, perché bilanci puliti e una seconda linea solida servono anche se non vendi mai. Il momento giusto per muoversi è quando l'azienda va bene, hai ancora energia per accompagnare il passaggio e i numeri recenti sono in ordine.

Come si arriva alla firma con Deveur, e quanto costa a chi cede?

A chi cede non costa nulla: il compenso di Deveur lo paga chi acquista, solo a operazione conclusa. Il percorso parte da una valutazione riservata e arriva alla firma per passi controllati.

  • Valutazione riservata in 72 ore. Ci mandi gli ultimi bilanci e ricevi una prima forbice di valore, senza che nessuno ne sappia nulla.
  • Scheda anonima. Prepariamo una descrizione senza nome né dettagli riconoscibili. Esce solo con la tua firma.
  • Riservatezza prima di ogni nome. Chi vuole sapere chi sei firma prima un accordo di riservatezza.
  • Compratori verificati. Ti presentiamo solo chi ha dimostrato di avere i mezzi per pagare.
  • Trattativa e firma. Seguono le offerte, la due diligence del compratore e il contratto, scritto con i tuoi legali.

I dodici mesi di preparazione vengono prima di tutto questo. Dalla scheda alla firma passano in genere diversi mesi, secondo la complessità dell'azienda. Restano a carico tuo solo il commercialista e il legale di fiducia, se decidi di farti assistere.

Perché preparare la cessione con Deveur e non da solo?

Perché lavoriamo solo su aziende di questa taglia e in queste quattro aree, e sappiamo quali domande arrivano per prime. Il nostro lavoro è farti arrivare a quelle domande con le risposte già pronte.

Seguiamo imprese in Italia dal Lazio in su, in Svizzera, in Germania e in Francia. Sappiamo che abitudini contabili, contratti e attese dei compratori cambiano da un paese all'altro. Una scheda va scritta in modo che la capisca chi legge, non solo chi la scrive.

Parliamo la lingua dell'imprenditore, non quella della finanza. Hai un solo referente, e ti diciamo anche quando non è il momento di vendere.

Non sostituiamo il commercialista né l'avvocato: lavoriamo con loro. Come cedere le quote, come trattare l'immobile, cosa succede alle imposte sono domande da porre a loro. Noi ti aiutiamo a porle al momento giusto.

Siamo pagati da chi compra e solo se l'operazione si chiude. Per questo non ti facciamo perdere tempo con compratori che non hanno i mezzi.

Le domande che ci fanno sulla preparazione

Quanto tempo prima bisogna preparare l'azienda alla cessione?

Un anno è il minimo ragionevole, perché il compratore guarda gli ultimi bilanci chiusi e vuole vedere che le modifiche sono già in funzione. Separare i costi personali, dare deleghe alla seconda linea e mettere per iscritto i contratti con i clienti richiede tempo. Se parti con due anni di anticipo, l'esercizio pulito sarà già il secondo, ed è più credibile.

Cosa vuol dire bilanci puliti quando si vende un'azienda?

Vuol dire bilanci in cui l'utile mostrato è quello vero. Le auto di famiglia, i compensi a parenti che non lavorano in azienda, gli affitti fuori mercato e le voci straordinarie vanno separati o spiegati. Il compratore ricostruisce comunque l'utile normalizzato. Se lo trova già fatto e coerente, si fida di più e tratta meglio. Chiedi al tuo commercialista di prepararlo con te.

Cos'è la due diligence lato venditore e serve davvero?

È un controllo dell'azienda fatto prima della vendita, per conto tuo, sugli stessi punti che guarderà il compratore: conti, contratti, personale, immobili, aspetti fiscali. Serve a scoprire i problemi quando puoi ancora sistemarli o spiegarli, invece di trovarteli contestati in trattativa. Non è obbligatoria, ma riduce le sorprese e i tentativi di abbassare il prezzo all'ultimo momento.

Come preparare l'azienda alla cessione se dipende tutto da me?

Si parte dalle deleghe. Individua chi può guidare produzione, vendite e amministrazione e dagli poteri veri, anche di firma. Affianca i clienti principali a un'altra persona, così il rapporto non passa solo da te. Metti per iscritto procedure e prezzi che oggi hai in testa. Dopo un anno così, il compratore vede un'azienda che regge anche senza di te, ed è quello che paga.

Il capannone di proprietà va venduto insieme all'azienda?

Non necessariamente. Le strade sono tre: l'immobile si vende con l'azienda, resta a te e lo affitti al compratore, oppure lo vendi a parte. Molti investitori preferiscono non comprare immobili, mentre un compratore industriale può volerli. La scelta cambia il prezzo e le imposte, quindi va decisa prima di andare sul mercato, con il tuo commercialista e con chi segue la cessione.

Un cliente che pesa molto sul fatturato blocca la vendita?

No, ma pesa sul prezzo e sulle condizioni. Il compratore teme di perdere quel cliente quando cambia il proprietario. Puoi ridurre il rischio con un contratto pluriennale, controllando che non ci siano clausole di recesso per cambio di controllo e facendo seguire il rapporto da più persone. Nei dodici mesi prima conviene anche lavorare per allargare il portafoglio, per quanto possibile.

Posso restare in azienda dopo aver ceduto la maggioranza?

Sì, ed è frequente. Molti compratori chiedono al titolare di restare per un periodo, come amministratore o consulente, per accompagnare clienti e personale. Puoi anche tenere una quota di minoranza e partecipare alla crescita successiva. Durata, ruolo e compenso vanno scritti nel contratto. Pensa con onestà a quanto vuoi restare: è meglio dirlo chiaramente fin dall'inizio.

Quanto costa preparare l'azienda alla cessione con Deveur?

A chi cede, nulla. Il compenso di Deveur lo paga chi acquista, e solo a operazione conclusa. La valutazione riservata in 72 ore, la scheda anonima e la selezione dei compratori non ti costano niente. Restano a carico tuo solo il commercialista e il legale di fiducia, se scegli di farti assistere, ed eventuali controlli che decidi di commissionare tu.

I dipendenti devono sapere che preparo la cessione?

All'inizio di solito no. La preparazione si fa con poche persone fidate, spesso solo l'amministrazione e il commercialista. La scheda è anonima e ogni compratore firma un accordo di riservatezza prima di conoscere il nome. Quando la trattativa è avanzata si decide come e quando coinvolgere la seconda linea. Agli altri dipendenti si comunica quando l'operazione è definita.

Come si calcola il valore di un'azienda prima di venderla?

Si parte dall'EBITDA normalizzato, cioè dal margine operativo depurato dalle voci personali e straordinarie. Lo si moltiplica per un multiplo che dipende da settore, solidità dei clienti, seconda linea e stabilità dei margini. Al risultato si sottraggono i debiti finanziari netti e si aggiunge la cassa in eccesso. Il risultato è una forbice, non un numero esatto: la cifra finale la decide la trattativa.

Meglio vendere ai dirigenti o a un compratore esterno?

Dipende da chi hai in casa e da cosa ti interessa. I dirigenti conoscono l'azienda e garantiscono continuità, ma spesso hanno bisogno di una banca o di un socio finanziario e di un pagamento dilazionato. Un compratore esterno può pagare di più e subito, ma cambierà qualcosa. Puoi confrontare le due strade con una valutazione riservata prima di decidere.

Cosa chiedere al commercialista prima di cedere l'azienda?

Chiedi come normalizzare l'utile degli ultimi tre esercizi, quali voci personali vanno separate e quale tassazione si applica alla cessione delle quote nel tuo caso. Chiedi anche se conviene separare l'immobile o il marchio prima della vendita e con quali costi. Infine chiedi cosa cambia se resti socio di minoranza. Sono domande da porre con dodici mesi di anticipo, non a trattativa aperta.

Il primo passo è una telefonata di dieci minuti

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