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Business plan per la cessione: i numeri dei prossimi tre anni: business plan
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Business plan per la cessione: i numeri dei prossimi tre anni

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Tre anni avantiIpotesi difendibiliInvestimenti previstiPortafoglio ordiniScenari
In sintesi

Questa pagina spiega come si prepara il business plan per la cessione dell'azienda: cosa deve contenere per i prossimi tre anni, su quali ipotesi si regge, come lo leggono i compratori e come lo difendi in trattativa. Trovi anche i casi in cui non conviene, gli errori più comuni, i tempi e il modo in cui lavoriamo con te, senza costi per chi cede.

Cosa deve contenere un business plan per la cessione dell'azienda?

Deve dire, anno per anno per i prossimi tre, quanto fatturerai, quanto guadagnerai e quanta cassa resterà. E per ogni numero deve spiegare da dove viene.

Non è un documento per la banca né un sogno di crescita. È la base su cui chi compra calcola il prezzo.

Il piano parte dai bilanci degli ultimi tre anni e li proietta in avanti. Contiene:

Come si arriva alla firma

  1. Valutazione riservata in 72 ore
  2. Scheda anonima, solo con la tua firma
  3. Compratori selezionati dopo l'accordo di riservatezza

Come funziona la cessione

  • i ricavi divisi per linea di prodotto e per cliente principale;
  • i margini e il costo del personale;
  • gli investimenti previsti in macchine e impianti;
  • il capitale circolante e il debito.

Accanto ai numeri servono le ipotesi scritte. Quanti ordini sono già in portafoglio? Quali contratti scadono? Quali prezzi delle materie prime hai considerato? Poi vengono gli scenari: uno prudente, uno base e uno favorevole.

Da te servono i bilanci, la situazione contabile dell'anno in corso, l'elenco dei clienti con il loro peso, il portafoglio ordini e qualche ora di colloquio. Il resto lo costruiamo noi insieme al tuo commercialista. Il piano deve reggere anche se tu, fra tre anni, non ci sarai più.

Chi compra un'azienda come la tua e cosa cerca nel piano?

Compra chi ha i mezzi e una ragione per farlo: un concorrente, un gruppo più grande, un fondo, a volte i tuoi dirigenti o la tua famiglia. Tutti cercano la stessa cosa: utili che restano anche dopo di te.

«Avevo 66 anni e un'azienda da 14 milioni a Reggio Emilia. Mia figlia fa il medico, mio figlio vive a Berlino. Pensavo che vendere volesse dire sparire. Sono rimasto due anni, e i miei 70 dipendenti sono ancora lì.»

Giorgio, 68 anni, stampaggio lamiera, Reggio Emilia

Il discorso vale per aziende oltre i 3 milioni di fatturato, in Italia dal Lazio in su, in Svizzera, in Germania e in Francia.

Un compratore industriale legge il piano per capire cosa gli porta la tua azienda: clienti, capacità produttiva, un marchio, un mercato. Un fondo che entra come socio di maggioranza guarda soprattutto la cassa. Deve rimborsare il debito con cui compra e, prima o poi, rivendere. I dirigenti o i figli che rilevano l'azienda devono invece convincere una banca, e la banca vuole un piano credibile.

Cambiano le domande, non la sostanza. Tutti vogliono sapere quanto del risultato dipende da te, quanto dai clienti storici e quanto dall'organizzazione. Se resti per un periodo dopo la cessione, il piano deve dire cosa farai e quando ti farai da parte.

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Su quali numeri si ferma per primo un compratore?

Sul primo anno del piano, confrontato con l'anno in corso e con il portafoglio ordini. Se lì i conti non tornano, il resto non viene più letto con fiducia.

Un compratore esperto non parte dal terzo anno, dove tutti sono ottimisti. Parte dal salto fra l'ultimo bilancio e il primo anno di previsione, e chiede: questi ordini ci sono già? Poi guarda quanto pesano i clienti principali, la marginalità e gli investimenti rinviati.

Gli errori che si vedono più spesso sono questi:

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Come funziona la cessione

  • La crescita a scalino. Ricavi piatti per anni e poi un +20 % proprio nell'anno della vendita.
  • Gli investimenti dimenticati. Macchine vecchie che nel piano non si cambiano mai. Il compratore le conta lui e toglie la spesa dal prezzo.
  • Il titolare gratis. Il tuo compenso basso gonfia l'EBITDA, ma chi compra dovrà pagare un direttore a prezzo di mercato.
  • Le ipotesi non scritte. Un numero senza spiegazione viene trattato come un numero sbagliato.

Quanto vale l'azienda e come cambia la forbice con un buon piano?

Il valore nasce da tre elementi: l'EBITDA che il compratore ritiene sostenibile, il multiplo che è disposto a pagare e la posizione finanziaria netta. Il piano incide su tutti e tre.

L'EBITDA è il margine operativo prima di ammortamenti, interessi e tasse. Il compratore lo moltiplica per un numero che dipende dal settore, dal rischio e dalla crescita attesa. Poi toglie i debiti e aggiunge la cassa: questa è la posizione finanziaria netta. Spesso si discute anche di quanto capitale circolante deve restare in azienda.

Prendi un'azienda da 12 milioni con un EBITDA dell'11 %, cioè circa 1,3 milioni. Se il piano dimostra che quel margine regge, la trattativa parte da lì. Se invece il compratore pensa che sia gonfiato da un cliente in uscita, lo ricalcola più basso e applica un multiplo più prudente.

«Ho chiamato un giovedì, mi ha richiamato una persona il venerdì. Mi ha fatto dieci domande e mi ha detto subito che la mia non era un'azienda da 20 milioni di prezzo. Mi ha fatto risparmiare un anno.»

Paola, 61 anni, distribuzione di ricambi, provincia di Treviso

La distanza fra la tua cifra e la sua è la forbice. Un piano con ipotesi difendibili non promette un prezzo. Toglie a chi compra gli argomenti per abbassarlo.

Quando NON conviene preparare un business plan per la cessione?

Non conviene quando l'azienda attraversa un anno anomalo, quando non sei davvero deciso o quando i conti non sono ancora in ordine. In quei casi è meglio aspettare o scegliere un'altra strada.

Se hai perso il primo cliente sei mesi fa, il piano partirà da un punto debole e il compratore lo userà contro di te. Meglio ricostruire uno o due anni di risultati.

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Se la contabilità non separa bene i costi personali da quelli aziendali, va prima sistemata con il tuo commercialista.

Se non sei sicuro di voler cedere, un piano pensato per la vendita rischia di diventare un esercizio inutile. In quel caso serve un piano di sviluppo interno, oppure un percorso per far crescere i dirigenti o un figlio prima di parlare di quote. C'è anche chi, facendo i conti, scopre che non vuole vendere affatto. Va bene così.

Conviene invece quando i risultati sono stabili, il portafoglio ordini è leggibile e hai deciso di passare la mano entro qualche anno.

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Come funziona la cessione

Come si arriva alla firma con Deveur, e quanto costa a te?

Si procede per passaggi, e sei tu a decidere quando andare avanti. Chi cede non paga nulla: il nostro compenso lo paga chi acquista, a operazione conclusa.

  • Valutazione riservata in 72 ore. Dai bilanci ricaviamo una prima forbice di valore, che resta fra noi.
  • Business plan a tre anni. Lo costruiamo con te e con il tuo commercialista. Di solito servono alcune settimane, a seconda di quanto sono ordinati i dati.
  • Scheda anonima. Descrive l'azienda senza nome e parte solo con la tua firma.
  • Riservatezza prima dei nomi. Nessun compratore sa chi sei finché non ha firmato un accordo di riservatezza.
  • Compratori verificati. Presentiamo solo chi ha dimostrato di avere i mezzi per comprare.

Dopo arrivano l'offerta, la verifica dei conti da parte del compratore e il contratto. Il piano è il documento che difendi in ogni passaggio. Sugli aspetti fiscali, chiedi al tuo commercialista come cambia il carico se vendi le quote o l'azienda.

Perché preparare il piano con Deveur e non da soli?

Perché conosciamo le domande che un compratore farà sul piano. Le facciamo noi prima, quando c'è ancora tempo per rispondere bene.

«Avevo 66 anni e un'azienda da 14 milioni a Reggio Emilia. Mia figlia fa il medico, mio figlio vive a Berlino. Pensavo che vendere volesse dire sparire. Sono rimasto due anni, e i miei 70 dipendenti sono ancora lì.»

Giorgio, 68 anni, stampaggio lamiera, Reggio Emilia

Ci occupiamo solo di continuità d'impresa: cessione totale con il titolare che resta per un periodo, ingresso di un socio di maggioranza, passaggio ai dirigenti o alla famiglia. Lavoriamo in Italia dal Lazio in su, in Svizzera, in Germania e in Francia. Sappiamo che un compratore estero può chiedere i dati in una forma diversa da quella dei bilanci italiani, e prepariamo il piano anche per lui.

Non scriviamo piani per impressionare. Scriviamo piani che tu riesca a spiegare a voce, numero per numero, davanti a chi vuole comprare. Ogni ipotesi ha una fonte: un contratto, un ordine, un bilancio. Se un numero non si può difendere, lo togliamo prima che lo trovi qualcun altro.

E siccome a pagarci è chi compra, a operazione conclusa, il nostro interesse è che l'operazione si chiuda su numeri che reggono.

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Le domande che ci fanno sul business plan

Quanto deve essere lungo un business plan per la cessione dell'azienda?

Conta la chiarezza, non il numero di pagine. Di solito bastano un modello numerico con conto economico, cassa e debito anno per anno per tre anni e un documento che spieghi le ipotesi. Un compratore preferisce venti pagine in cui ogni numero ha una fonte a cento pagine di descrizioni. Se un'ipotesi non sta in due righe, probabilmente non è ancora chiara neppure a chi la scrive.

Il business plan per la cessione lo deve fare il mio commercialista?

Il tuo commercialista è indispensabile perché conosce i conti e la loro storia. Un piano per la vendita però va scritto pensando alle domande di chi compra, che sono diverse da quelle del fisco o della banca. Il modo migliore è lavorare insieme: lui garantisce che i dati di partenza siano corretti, noi costruiamo ipotesi e scenari che reggano in trattativa.

Su quanti anni si fa il business plan per vendere un'azienda?

Di norma su tre anni. Il primo è il più importante, perché il compratore lo confronta con l'anno in corso e con il portafoglio ordini. Il secondo e il terzo mostrano dove va l'azienda, ma vengono letti con più prudenza. Un piano più lungo raramente aggiunge credibilità. Spesso aggiunge solo ipotesi difficili da difendere.

Cosa succede se dopo la vendita non raggiungo i numeri del business plan?

Dipende da come è scritto il contratto. Se una parte del prezzo è legata ai risultati futuri, i numeri mancati possono ridurre quella parte. Se il prezzo è fisso, il piano ha già fatto il suo lavoro in trattativa. Prima di firmare, chiedi al tuo legale come sono definiti gli obiettivi, chi controlla i conti e cosa succede se cambia la gestione.

Serve il business plan anche se cedo l'azienda ai miei figli?

Sì, anche se con un tono diverso. I figli o i dirigenti che rilevano l'azienda spesso devono chiedere un finanziamento, e la banca vuole vedere come verrà rimborsato. Un piano onesto serve anche in famiglia: chiarisce cosa ci si può aspettare, quanto costa la tua uscita e quali investimenti non si possono più rinviare.

Devo mettere il mio compenso da titolare nel business plan per la cessione?

Sì, e va corretto a valori di mercato. Se oggi prendi poco, l'EBITDA sembra più alto di quello che vedrà chi compra, che dovrà pagare un direttore al tuo posto. Se prendi molto, si può fare il contrario. Il compratore farà comunque questo calcolo, quindi conviene presentarlo tu, spiegato e con numeri ragionevoli.

Come si mostra il portafoglio ordini nel business plan per la cessione?

Con un elenco degli ordini già firmati, diviso per cliente e per periodo di consegna, e un confronto con il fatturato previsto nel primo anno. Così il compratore vede quanta parte dei ricavi è già coperta e quanta va ancora conquistata. Contratti quadro, rinnovi probabili e trattative aperte vanno tenuti separati da quelli confermati.

Quanto costa preparare il business plan per la cessione con Deveur?

Per chi cede non costa nulla. Il compenso di Deveur lo paga chi acquista, e solo a operazione conclusa. Questo vale per la valutazione riservata, per il business plan e per l'accompagnamento fino alla firma. Restano a tuo carico, se li vuoi, il tuo commercialista e il tuo legale di fiducia, che conviene coinvolgere comunque.

Il compratore può vedere il business plan prima di sapere chi sono?

No. All'inizio circola solo una scheda anonima, e solo dopo la tua firma. Il nome dell'azienda e il business plan completo arrivano soltanto a chi ha firmato un accordo di riservatezza e ha dimostrato di avere i mezzi per comprare. Fino a quel momento nessuno può risalire a te, ai tuoi clienti o ai tuoi numeri.

Per vendere l'azienda è meglio un business plan prudente o ottimista?

Meglio un piano con uno scenario base credibile, affiancato da uno prudente e uno favorevole. Un piano ottimista viene smontato nella verifica dei conti, e da quel momento ogni tuo numero perde forza. Un piano troppo prudente lascia soldi sul tavolo. Lo scenario base deve essere quello che ti sentiresti di sottoscrivere se l'azienda restasse tua.

Se entra un socio di maggioranza serve lo stesso business plan della cessione totale?

La struttura è la stessa, ma cambiano alcune domande. Se resti socio di minoranza, il piano deve spiegare anche il tuo ruolo, gli investimenti che il nuovo socio dovrà finanziare e come verrà gestita un'eventuale uscita futura. Su come cambia la tua posizione fiscale fra cessione totale e parziale, fatti consigliare dal tuo commercialista.

Il primo passo è una telefonata di dieci minuti

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