Questa pagina spiega la lettera di intenti nella cessione d'azienda: cosa c'è scritto, quali clausole ti legano davvero e quali no. Trovi chi la scrive e cosa cerca, come nasce la forbice di prezzo, quando non conviene firmarla, gli errori più comuni e come si arriva alla firma con Deveur, senza costi per chi cede.
Cosa c'è scritto in una lettera di intenti nella cessione d'azienda?
È il documento con cui un compratore mette per iscritto quanto pensa di pagare e a quali condizioni, prima di aver visto tutto. Quasi tutto è indicativo, ma alcune clausole ti legano davvero.
In poche pagine trovi il prezzo indicativo, di solito una forbice o un valore legato ai conti dell'ultimo anno. Poi c'è la struttura dell'operazione. Il compratore può prendere tutto o entrare come socio di maggioranza, e la lettera indica se tu resti in azienda e per quanto. Segue l'esclusiva: per un periodo fissato ti impegni a non trattare con altri.
Ci sono poi i tempi della due diligence, cioè il controllo di conti, contratti, personale e fisco. Chiudono la lettera le clausole vincolanti, come riservatezza ed esclusiva, e le condizioni di recesso.
Vuoi sapere che numero fa la tua azienda?
Nome, telefono e ragione sociale: ti chiama una persona, in forma riservata, e entro 72 ore hai una forbice di valore. Chi cede non paga nulla.
Il resto, prezzo compreso, di norma non obbliga nessuno a concludere. Ma ciò che firmi qui diventa il punto di partenza della trattativa, e rimetterlo in discussione dopo costa fatica. Fai leggere la bozza al tuo avvocato, anche se ti dicono che «tanto non vincola».
Come si arriva alla firma della lettera di intenti con Deveur?
Si arriva per gradi, e ogni passo lo decidi tu. Il tuo nome esce solo quando c'è un compratore serio, verificato e vincolato alla riservatezza.
- La valutazione riservata. In 72 ore ricevi una prima lettura del valore della tua azienda, senza che nessuno sappia nulla.
- La scheda anonima. Prepariamo una descrizione senza nome né dati riconoscibili. Esce solo con la tua firma.
- La riservatezza prima dei nomi. Chi vuole saperne di più firma un accordo di riservatezza prima di sapere chi sei.
- I mezzi verificati. Ti presentiamo solo compratori di cui abbiamo controllato la capacità di pagare.
- La lettera di intenti. Arriva dopo incontri e primi numeri, non dopo la prima telefonata. La leggiamo con te clausola per clausola e, se le offerte sono più di una, le mettiamo a confronto.
I tempi dipendono soprattutto da quanto sono pronti i tuoi conti. Sui costi la regola è semplice: chi cede non paga nulla. Il compenso di Deveur lo paga chi acquista, a operazione conclusa.
Come si arriva alla firma
- Valutazione riservata in 72 ore
- Scheda anonima, solo con la tua firma
- Compratori selezionati dopo l'accordo di riservatezza
Lettera di intenti: cosa vincola e cosa no
Lo facciamo spesso, con aziende oltre €3M+: lascia nome, telefono e ragione sociale e ti chiama una persona, in forma riservata.
Chi manda una lettera di intenti per un'azienda come la tua, e cosa cerca?
Le lettere arrivano da aziende del tuo settore, da gruppi più grandi, da investitori che entrano come soci di maggioranza e a volte dai tuoi dirigenti con un finanziatore alle spalle. Ognuno cerca una cosa diversa.
Il concorrente o il cliente industriale guarda clienti, impianti e presenza in una zona. Spesso vuole tutto e ti chiede di restare qualche anno per accompagnare il passaggio. L'investitore che prende la maggioranza vuole invece che tu resti socio e alla guida. Per esempio compra il 70 per cento e ti lascia il resto, da vendere più avanti.
I dirigenti conoscono l'azienda meglio di chiunque, ma devono trovare i soldi. La loro lettera dipende quasi sempre da una banca o da un fondo. In famiglia spesso non si scrive una lettera, ma le domande sono le stesse: quanto, quando, con quali garanzie.
«Avevo 66 anni e un'azienda da 14 milioni a Reggio Emilia. Mia figlia fa il medico, mio figlio vive a Berlino. Pensavo che vendere volesse dire sparire. Sono rimasto due anni, e i miei 70 dipendenti sono ancora lì.»
Giorgio, 68 anni, stampaggio lamiera, Reggio Emilia
Qui parliamo di aziende oltre i 3 milioni di fatturato. Leggere una lettera vuol dire prima di tutto capire chi l'ha scritta. La stessa cifra pesa in modo diverso se arriva da un industriale o da un investitore.
Quali numeri guarda per primo un compratore prima di scrivere la lettera di intenti?
Guarda l'utile operativo degli ultimi anni, quanto l'azienda dipende da te e da pochi clienti, e quanto debito c'è. Preparare queste risposte è il lavoro che spetta a te.
Il compratore vuole capire se i margini sono stabili o se un anno buono nasconde due anni difficili. Poi cerca i rischi: un cliente che vale metà del fatturato, un contratto in scadenza, un capo produzione che sa tutto e non ha un vice.
Vuoi sapere che numero fa la tua azienda?
Nome, telefono e ragione sociale: ti chiama una persona, in forma riservata, e entro 72 ore hai una forbice di valore. Chi cede non paga nulla.
E soprattutto guarda te. Se ogni decisione passa dalla tua scrivania, scriverà nella lettera che vuole tenerti a lungo, oppure abbasserà la forbice.
Da parte tua servono bilanci leggibili, una situazione contabile aggiornata, l'elenco dei contratti importanti e delle eventuali cause in corso. Non serve tutto il primo giorno. Serve sapere dove sono i punti deboli, perché in due diligence verranno fuori comunque. Meglio che li racconti tu prima della firma, piuttosto che li scopra lui dopo.
Come si forma la forbice di prezzo scritta nella lettera di intenti?
La forbice nasce da tre elementi: l'EBITDA, il multiplo che il compratore ritiene giusto per la tua azienda e la posizione finanziaria netta. Nessuno dei tre è fisso.
Come si arriva alla firma
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- Scheda anonima, solo con la tua firma
- Compratori selezionati dopo l'accordo di riservatezza
L'EBITDA è l'utile prima di interessi, tasse e ammortamenti. Il compratore lo «normalizza»: toglie i costi personali e aggiunge lo stipendio di mercato di chi ti sostituirà. Su quel numero applica un multiplo, che dipende da crescita, rischi e settore. Il risultato è il valore dell'impresa. Da lì si toglie il debito, si aggiunge la cassa e si ottiene il prezzo delle quote.
Facciamo un esempio illustrativo. Un'azienda da 12 milioni con un EBITDA dell'11 % ha circa 1,3 milioni di EBITDA. Mezzo punto di multiplo in più o in meno sposta il valore di circa 650 mila euro.
Per questo la lettera dice «da… a…»: la forbice si stringe durante la due diligence. Guarda bene come è definita la posizione finanziaria netta, perché lì si nascondono differenze pesanti. Chiedi al tuo commercialista di verificare ogni voce.
«Ho chiamato un giovedì, mi ha richiamato una persona il venerdì. Mi ha fatto dieci domande e mi ha detto subito che la mia non era un'azienda da 20 milioni di prezzo. Mi ha fatto risparmiare un anno.»
Paola, 61 anni, distribuzione di ricambi, provincia di Treviso
Quando NON conviene firmare una lettera di intenti?
Non conviene quando l'esclusiva è lunga e il compratore non ha mostrato i mezzi, quando il prezzo dipende da condizioni vaghe, o quando tu non sei pronto a lasciare. In questi casi è meglio aspettare o trattare ancora.
A volte l'alternativa giusta non è un'altra lettera, ma nessuna. Puoi preparare l'azienda per un anno, far crescere un dirigente, sistemare i conti. Oppure puoi scegliere un passaggio graduale in famiglia o ai manager, senza vendere a terzi.
Gli errori che vediamo più spesso:
Vuoi sapere che numero fa la tua azienda?
Nome, telefono e ragione sociale: ti chiama una persona, in forma riservata, e entro 72 ore hai una forbice di valore. Chi cede non paga nulla.
- Esclusiva senza scadenza chiara. Blocca le altre trattative mentre il compratore prende tempo.
- Firmare la prima lettera. Senza un confronto non sai se la cifra è ragionevole.
- Sottovalutare gli aggiustamenti. Meccanismi sul capitale circolante o sul debito possono abbassare il prezzo finale.
- Parlarne in azienda troppo presto. Dipendenti e clienti lo vengono a sapere prima che esista un accordo.
Perché farsi accompagnare da Deveur nella lettera di intenti?
Perché nella lettera di intenti si decide quasi tutto, e noi lavoriamo solo su questo tipo di passaggio. Sappiamo quali clausole fanno discutere dopo, e te lo diciamo prima.
Lavoriamo con aziende in Italia dal Lazio in su, in Svizzera, in Germania e in Francia. Un industriale tedesco, un investitore svizzero e un gruppo francese possono usare le stesse parole e avere abitudini diverse su esclusiva, garanzie e permanenza del titolare. Ti aiutiamo a leggere ciascuna lettera con la sua lente.
Non ti diciamo quanto incasserai: nessuno può farlo onestamente prima della due diligence. Ti diciamo cosa significa ogni riga, cosa chiedere al tuo commercialista e al tuo avvocato, e dove c'è margine per trattare.
Come si arriva alla firma
- Valutazione riservata in 72 ore
- Scheda anonima, solo con la tua firma
- Compratori selezionati dopo l'accordo di riservatezza
Teniamo noi i contatti con i compratori, così tu continui a guidare l'azienda. Il nostro compenso lo paga chi acquista, solo a operazione conclusa. Per questo il nostro lavoro si misura sulle operazioni che arrivano in fondo bene, non sulle lettere firmate.
Le domande che ci fanno sulla lettera di intenti
La lettera di intenti nella cessione d'azienda è vincolante?
In gran parte no. Prezzo, struttura e tempi sono indicativi e nessuno è obbligato a concludere. Di solito sono vincolanti l'esclusiva, la riservatezza, la ripartizione delle spese e la legge applicabile. Chi interrompe la trattativa senza un motivo serio può però dover rispondere dei danni. Chiedi al tuo avvocato come funziona la responsabilità precontrattuale nel tuo caso specifico.
Quanto deve durare l'esclusiva in una lettera di intenti per vendere l'azienda?
Non c'è una durata fissa: dipende da quanto tempo serve al compratore per i suoi controlli. Conta che l'esclusiva abbia una scadenza precisa e un calendario di due diligence con tappe intermedie. Deve anche cessare in anticipo se il compratore si ritira o cambia il prezzo. Un'esclusiva lunga e senza tappe ti lascia bloccato mentre l'altro decide con calma.
Il prezzo indicato nella lettera di intenti può scendere dopo la due diligence?
Sì, può succedere. Il prezzo della lettera si basa su informazioni parziali. Se la due diligence trova debiti nascosti, margini più bassi o rischi non dichiarati, il compratore chiederà di rivederlo. Per limitare le sorprese conviene far emergere i punti deboli prima della firma e definire con precisione come si calcolano debito e capitale circolante.
Posso ricevere più lettere di intenti da compratori diversi?
Sì, e confrontarle è il modo migliore per capire se un'offerta è ragionevole. Finché non firmi un'esclusiva puoi parlare con più interessati, sempre sotto accordo di riservatezza. Una volta firmata la lettera con esclusiva, però, smetti di trattare con gli altri per il periodo concordato. Per questo conviene scegliere con calma prima di firmare, non dopo.
Cosa succede se il compratore si ritira dopo aver firmato la lettera di intenti?
Di norma può farlo, perché la parte economica non è vincolante. Restano però gli obblighi di riservatezza: non può usare né diffondere quello che ha visto. Se si ritira in modo scorretto, per esempio dopo aver trattato senza reale intenzione, si può valutare una richiesta di danni. È un tema da approfondire con il tuo avvocato.
Chi paga i consulenti nella fase della lettera di intenti?
Chi cede non paga nulla a Deveur: il nostro compenso lo paga chi acquista, a operazione conclusa. Il tuo commercialista e il tuo avvocato di fiducia restano invece un rapporto tuo, da accordare direttamente con loro. Conviene coinvolgerli già sulla bozza della lettera, quando le clausole si possono ancora cambiare senza fatica.
Se la lettera di intenti chiede che io resti in azienda, per quanto tempo devo restare?
Lo decidete insieme, e va scritto con chiarezza. Un compratore industriale spesso chiede un periodo di affiancamento. Un investitore di maggioranza ti vuole invece socio e alla guida più a lungo. Prima di firmare chiarisci ruolo, compenso, durata e cosa succede se il rapporto si interrompe. Parte del prezzo potrebbe dipendere da questi accordi.
Cosa devo chiedere al commercialista prima di firmare la lettera di intenti?
Chiedigli di verificare come è calcolata la posizione finanziaria netta e cosa rientra nel capitale circolante. Domandagli quale struttura, tra vendita di quote, conferimento o altre forme, ha senso per la tua situazione fiscale e familiare. Chiedi anche se esistono rischi fiscali aperti che la due diligence potrebbe trovare. Sono risposte che cambiano quanto ti resta davvero in tasca.
La lettera di intenti serve anche per il passaggio ai dirigenti o alla famiglia?
Sì, anche se a volte prende un'altra forma. Con i dirigenti di solito c'è una banca o un fondo che finanzia l'operazione, e la lettera fissa prezzo, tempi e condizioni del finanziamento. In famiglia mettere per iscritto gli accordi principali evita malintesi tra fratelli o tra generazioni. Le domande sono le stesse: quanto, quando, con quali garanzie.
Quanto tempo passa dalla lettera di intenti alla firma definitiva della cessione?
Dipende dalla durata della due diligence, dalla complessità dei contratti e da eventuali finanziamenti o autorizzazioni. Se i conti sono ordinati e i documenti pronti, i tempi si accorciano. Se emergono problemi, si allungano o la trattativa si ferma. Per questo la lettera dovrebbe indicare un calendario con scadenze, non solo una data finale.
I miei dipendenti verranno a sapere della lettera di intenti?
Non necessariamente. Tutto il percorso con Deveur è riservato: la scheda è anonima, esce solo con la tua firma e ogni compratore firma un accordo di riservatezza prima di conoscere il tuo nome. Sei tu a decidere quando coinvolgere i collaboratori chiave, di solito durante la due diligence, quando servono le loro informazioni.
Il primo passo è una telefonata di dieci minuti
Lascia un recapito: ti chiama una persona, in forma riservata, e entro 72 ore hai una forbice di valore. Chi cede non paga nulla.
Parla con una persona, non con un modulo
Nome, telefono e ragione sociale. Ti chiamiamo noi e entro 72 ore hai la valutazione riservata. Chi cede non paga nulla.
