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Vendor due diligence: la verifica fatta prima dal venditore: due diligence
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Vendor due diligence: la verifica fatta prima dal venditore

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Bilanci e fiscaleContratti e clientiLavoro e dipendentiAmbiente e autorizzazioniRettifiche di prezzo
In sintesi

Questa pagina spiega cos'è la vendor due diligence, cioè la verifica che il venditore fa sulla propria azienda prima che arrivi il compratore. Trovi cosa comprende, dove si nascondono i problemi e come incidono sul prezzo. Trovi anche quando conviene e quando no, quanto tempo richiede e come si arriva alla firma con Deveur senza costi per chi cede.

Cosa comprende una vendor due diligence?

È un controllo completo della tua azienda, fatto da professionisti scelti da te prima che il compratore mandi i suoi. Serve a trovare i problemi quando hai ancora tempo per sistemarli o per spiegarli.

Le aree da controllare sono sempre le stesse. Cambia il peso che hanno nella tua azienda.

  • Bilanci e fiscale. Qualità degli utili, magazzino, crediti difficili da incassare, contenziosi aperti, posizioni con l'erario.
  • Contratti e clienti. Chi pesa troppo sul fatturato, contratti scaduti o mai messi per iscritto, clausole che decadono se cambia il proprietario.
  • Lavoro e dipendenti. Inquadramenti, straordinari, collaboratori che di fatto lavorano come dipendenti, persone chiave senza patto di non concorrenza.
  • Ambiente e autorizzazioni. Permessi in scadenza, scarichi, stato dei terreni, certificazioni.

Da te servono poche cose: l'accesso ai documenti, un commercialista disponibile e qualche ora per raccontare quello che non sta scritto da nessuna parte. Il risultato è un rapporto che il compratore leggerà. Ti permette di arrivare al tavolo sapendo già cosa ti diranno.

«Ho chiamato un giovedì, mi ha richiamato una persona il venerdì. Mi ha fatto dieci domande e mi ha detto subito che la mia non era un'azienda da 20 milioni di prezzo. Mi ha fatto risparmiare un anno.»

Paola, 61 anni, distribuzione di ricambi, provincia di Treviso

Chi compra un'azienda e cosa cerca nella vendor due diligence?

Compra chi vuole crescere senza ripartire da zero: un gruppo industriale del tuo settore, un investitore finanziario, a volte i tuoi dirigenti o la tua famiglia. Tutti cercano utili che restino veri anche dopo che tu avrai fatto un passo indietro.

Sopra i 3 milioni di fatturato chi acquista non compra solo un capannone e una clientela. Compra una macchina che deve funzionare anche con meno di te dentro. Per questo la sua verifica non si ferma ai numeri. Vuole capire se i clienti ti seguono per il prodotto o per la tua stretta di mano. Vuole sapere se il responsabile di produzione resterà e se il secondo livello sa decidere.

Un gruppo industriale guarda soprattutto alla tenuta commerciale e agli impianti. Un investitore guarda alla continuità degli utili e alla squadra che li produrrà. Chi entra come socio di maggioranza con te ancora in azienda vuole sapere per quanto resterai e con quale ruolo. Una vendor due diligence fatta bene risponde a queste domande prima che vengano poste. E risponde con documenti, non con rassicurazioni.

Vuoi sapere che numero fa la tua azienda?

Nome, telefono e ragione sociale: ti chiama una persona, in forma riservata, e entro 72 ore hai una forbice di valore. Chi cede non paga nulla.

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Vendor due diligence: la verifica fatta prima dal venditore

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Quali documenti guarda per primo un compratore in una due diligence?

Guarda i bilanci degli ultimi tre o quattro anni, la concentrazione dei clienti e tutto ciò che può costargli dopo la firma. Gli errori tipici del venditore nascono quasi sempre lì.

Il primo giro serve al compratore per decidere se andare avanti. Può trovare un cliente che vale metà del fatturato senza un contratto scritto. Oppure un contenzioso fiscale di cui nessuno gli aveva parlato. In quel caso la fiducia si incrina, e da quel momento ogni numero viene riletto con sospetto.

Gli errori che si vedono più spesso sono tre. Il primo è nascondere: un problema scoperto dal compratore pesa molto più dello stesso problema dichiarato da te. Il secondo è arrivare con i documenti sparsi fra l'ufficio, lo studio del commercialista e i cassetti di casa. Così la verifica si allunga e il compratore si stanca. Il terzo è mescolare azienda e famiglia: auto, immobili, compensi e spese personali passati dal bilancio. Non sono per forza irregolari, ma vanno spiegati e separati. Chiedi al tuo commercialista come farlo correttamente prima di aprire la trattativa.

Come si arriva alla firma

  1. Valutazione riservata in 72 ore
  2. Scheda anonima, solo con la tua firma
  3. Compratori selezionati dopo l'accordo di riservatezza

Come funziona la cessione

Quanto pesa la vendor due diligence sulla forbice di valore?

Pesa molto. Il prezzo nasce da un EBITDA moltiplicato per un multiplo e poi corretto dalla posizione finanziaria netta. Ogni dubbio emerso nella verifica sposta uno di questi tre numeri, quasi sempre verso il basso.

Prendi un'azienda da 12 milioni con un EBITDA dell'11 %. Il compratore parte da quel margine e poi lo normalizza. Toglie i costi straordinari. Aggiunge il compenso di mercato di un direttore che oggi non paghi, perché quel lavoro lo fai tu. Tiene conto di un cliente che sta calando. La forbice fra la tua idea di valore e l'offerta si forma così:

  • EBITDA normalizzato. Quanto margine resta dopo le correzioni del compratore.
  • Multiplo. Quanto è disposto a pagare per ogni euro di margine, in base al settore, alla dimensione e ai rischi che vede.
  • Posizione finanziaria netta e rettifiche di prezzo. Debiti meno liquidità, più fondi rischi, garanzie e trattenute chieste per i problemi trovati.

Se le correzioni le hai già fatte tu, con le carte in mano, la discussione resta sui fatti. Nessuno può prometterti un multiplo. Si può però evitare di perdere terreno per mancanza di preparazione.

«Avevo 66 anni e un'azienda da 14 milioni a Reggio Emilia. Mia figlia fa il medico, mio figlio vive a Berlino. Pensavo che vendere volesse dire sparire. Sono rimasto due anni, e i miei 70 dipendenti sono ancora lì.»

Giorgio, 68 anni, stampaggio lamiera, Reggio Emilia

Quando non conviene fare una vendor due diligence?

Non conviene quando l'azienda non è pronta per essere ceduta, oppure quando non sei pronto tu. In quei casi è meglio aspettare, sistemare o scegliere un'altra strada.

Se l'ultimo bilancio è un anno anomalo, per una perdita straordinaria o un grande cliente appena perso, spesso conviene lasciar passare un esercizio e mostrare la ripresa. Se tutto dipende da te e non c'è nessuno al secondo livello, il lavoro più utile non è una verifica. È dedicare un paio d'anni a costruire la squadra. Se il passaggio resta in famiglia, con figli già in azienda e nessun terzo coinvolto, può bastare un riordino societario con il commercialista e il notaio. E se non sei sicuro di voler vendere, fermati. Una verifica fatta senza convinzione produce un rapporto che resta nel cassetto.

Conviene invece quando hai deciso e i conti sono stabili. Conviene anche quando vuoi parlare con più compratori senza rispondere ogni volta alle stesse domande.

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Come si arriva alla firma con Deveur, passo per passo?

Si parte da una valutazione riservata in 72 ore e si arriva alla firma senza che nessun nome circoli senza il tuo consenso. Chi cede non paga nulla: il nostro compenso lo paga chi acquista, a operazione conclusa.

Prima ci mandi i bilanci e rispondi a qualche domanda. In 72 ore ricevi una valutazione riservata, con la forbice di valore e i punti deboli che un compratore noterebbe. Se decidi di andare avanti, si avvia la vendor due diligence sulle aree che contano davvero per la tua azienda.

Poi prepariamo una scheda anonima, che esce solo con la tua firma. A chi si mostra interessato chiediamo un accordo di riservatezza prima di rivelare qualsiasi nome. Verifichiamo anche che abbia davvero i mezzi per comprare.

Come si arriva alla firma

  1. Valutazione riservata in 72 ore
  2. Scheda anonima, solo con la tua firma
  3. Compratori selezionati dopo l'accordo di riservatezza

Come funziona la cessione

Seguono gli incontri, l'offerta e la verifica del compratore, che a quel punto trova tutto in ordine. Infine si arriva al contratto. I tempi dipendono da quanto è ordinata l'azienda: la preparazione richiede di solito alcune settimane, l'intera operazione diversi mesi. Da te servono disponibilità e sincerità, nient'altro.

Perché fare la vendor due diligence con Deveur?

Perché ci occupiamo solo di continuità d'impresa e lavoriamo con compratori in Italia dal Lazio in su, in Svizzera, in Germania e in Francia. Il nostro compito è farti arrivare le loro domande prima che arrivino al tavolo.

Un compratore estero può leggere un bilancio italiano con occhi diversi dai tuoi. Può fermarsi su voci che a te sembrano normali, come i crediti verso clienti a lunga scadenza, le garanzie personali sulle linee bancarie o il trattamento di fine rapporto. Sapere in anticipo dove si fermerà ti evita settimane di domande e risposte.

«Ho chiamato un giovedì, mi ha richiamato una persona il venerdì. Mi ha fatto dieci domande e mi ha detto subito che la mia non era un'azienda da 20 milioni di prezzo. Mi ha fatto risparmiare un anno.»

Paola, 61 anni, distribuzione di ricambi, provincia di Treviso

Coordiniamo i professionisti che seguono le parti contabili, legali e ambientali, e restiamo il tuo unico interlocutore. Ti diciamo quello che troviamo, anche quando non è piacevole. Ti diciamo anche se, secondo noi, è il momento di vendere o di aspettare. Non promettiamo prezzi. Ti offriamo un lavoro ordinato, riservato e onesto, pensato per chi ha costruito un'azienda e vuole vederla continuare.

Le domande che ci fanno sulla vendor due diligence

Che differenza c'è tra vendor due diligence e due diligence del compratore?

La vendor due diligence la commissioni tu, prima della trattativa, per conoscere i punti deboli della tua azienda e sistemarli o spiegarli. La due diligence del compratore la fa chi acquista, dopo l'offerta, per decidere se confermare il prezzo. Le aree controllate sono simili. Cambia il momento, e quindi chi tiene in mano le informazioni quando si discute.

Quanto costa una vendor due diligence a chi vende l'azienda?

Con Deveur chi cede non paga nulla. Il nostro compenso lo versa chi acquista, e solo a operazione conclusa. Anche la valutazione riservata iniziale in 72 ore è senza costi per te. In questo modo puoi capire dove si trova la tua azienda prima di prendere qualsiasi decisione, senza impegnarti in spese a vuoto.

Quanto tempo serve per fare una vendor due diligence su un'azienda media?

Dipende soprattutto da quanto sono ordinati i documenti. Se bilanci, contratti e autorizzazioni sono già raccolti, la preparazione richiede di solito alcune settimane. Se le carte sono sparse fra ufficio, commercialista e casa, serve più tempo. Conviene iniziare prima di parlare con qualsiasi compratore, così la trattativa non resta ferma ad aspettare documenti.

Chi legge il rapporto di vendor due diligence e quando?

Il rapporto lo leggi tu per primo, insieme ai tuoi consulenti. Ai compratori arriva solo dopo che hanno firmato un accordo di riservatezza e dopo che ne sono stati verificati i mezzi. Spesso viene messo a disposizione in una fase avanzata, quando l'interesse è concreto. Sei tu a decidere cosa mostrare e in quale momento.

Serve la vendor due diligence se cedo l'azienda ai figli o ai dirigenti?

Dipende. Se i figli lavorano già in azienda e non entrano terzi, spesso basta un riordino con il commercialista e il notaio. Se invece i dirigenti comprano con l'aiuto di una banca o di un investitore, chi finanzia vorrà verifiche serie. In quel caso una vendor due diligence fatta prima accorcia molto i tempi.

Cosa succede se la vendor due diligence trova un problema grave?

Hai tre strade: sistemarlo prima di vendere, dichiararlo e negoziarne il peso sul prezzo, oppure rinviare la cessione. Scoprirlo tu è sempre meglio che lasciarlo trovare al compratore, perché decidi con calma come presentarlo. Per le questioni fiscali o legali chiedi al tuo commercialista o al tuo avvocato quale soluzione sia più adatta.

Il compratore rifarà comunque la sua due diligence dopo la mia?

Quasi sempre sì, perché chi paga vuole controllare con i propri consulenti. La sua verifica però parte dal tuo rapporto, è più rapida e trova meno sorprese. Questo riduce le occasioni per chiedere sconti o trattenute dell'ultimo momento. Così il confronto resta sui numeri che hai già spiegato, invece che su dubbi nati strada facendo.

Quali documenti preparare per una vendor due diligence aziendale?

Servono i bilanci degli ultimi tre o quattro anni con le dichiarazioni fiscali, i contratti con i clienti e i fornitori principali e l'elenco del personale con gli inquadramenti. Vanno aggiunti autorizzazioni e certificazioni ambientali, i contenziosi aperti, i finanziamenti e le garanzie. Raccoglili in un unico posto: già questo fa una grande differenza.

La vendor due diligence aumenta il prezzo di vendita dell'azienda?

Nessuno può promettere un prezzo più alto. Quello che una vendor due diligence fa è ridurre le ragioni per abbassarlo. Correzioni dell'EBITDA già spiegate, posizione finanziaria netta chiara e rischi dichiarati lasciano meno spazio a rettifiche di prezzo e trattenute. Il valore si discute sui fatti, non sulle paure del compratore.

I dipendenti vengono a sapere della vendor due diligence?

Non necessariamente. Di solito la verifica coinvolge solo te, il commercialista e poche persone di fiducia, con accordi di riservatezza. I documenti si raccolgono senza dover spiegare a tutti il motivo. Quando e come informare i dipendenti lo decidi tu, di solito vicino alla firma. Su eventuali obblighi di informazione chiedi conferma al tuo consulente del lavoro.

Vendor due diligence quando resto in azienda dopo la cessione: cambia qualcosa?

Sì. Se cedi la maggioranza e resti, il compratore guarderà anche al tuo ruolo futuro, alla durata del tuo impegno e alla squadra che ti affianca. Conviene chiarire questi punti già nella vendor due diligence, con un organigramma realistico. Su come regolare il tuo compenso e la quota residua chiedi al tuo commercialista.

Vendor due diligence con compratori svizzeri, tedeschi o francesi: cosa cambia?

I controlli sono gli stessi, ma un compratore estero può leggere alcune voci italiane con occhi diversi. Penso al trattamento di fine rapporto, alle garanzie personali sulle banche o ai crediti a lunga scadenza. Conviene preparare spiegazioni chiare su questi punti e, se serve, documenti tradotti. Così eviti settimane di domande e chiarimenti.

Il primo passo è una telefonata di dieci minuti

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