
Cedere un'azienda alimentare o di bevande in Toscana
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Alimentare e bevande in Toscana: Chianti, Montalcino e Bolgheri per il vino; Lucca e Firenze per l'olio e il dolciario.
Pastifici, salumifici, caseifici, cantine, forni industriali, conserve, torrefazioni: l'alimentare italiano è il settore più cercato da gruppi industriali, holding di famiglia e investitori esteri. Fra 5 e 50 milioni di fatturato ci sono aziende con un marchio, una ricetta, una filiera e spesso un territorio che le identifica.
Chi compra guarda il marchio e la distribuzione: canali (GDO, horeca, export, private label), continuità delle referenze a scaffale, certificazioni (BRC, IFS, biologico, DOP/IGP) e capacità produttiva residua. Il valore di un marchio con il 30 % di export è diverso da un conto terzi per la GDO.
La Toscana ha il tessile di Prato, la pelletteria fiorentina, la conceria di Santa Croce, il marmo di Carrara, il vivaismo pistoiese, la cartiera lucchese, il vino del Chianti e di Montalcino, il turismo di Firenze e della Versilia. Le aziende fra 5 e 50 milioni sono spesso terziste dei grandi marchi o produttori con un marchio proprio.
Cosa guardano i compratori in un'azienda alimentare o di bevande
Sono le quattro cose che i compratori chiedono per prime. Se le hai chiare, la valutazione in 72 ore è più precisa.
Canali di vendita e peso di GDO, horeca, export, private label
Marchio registrato, DOP/IGP, certificazioni BRC/IFS
Capacità produttiva usata e stato dello stabilimento (autorizzazioni, HACCP)
Stagionalità e dipendenza dalla materia prima
Alimentare e bevande in cessione in Toscana
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Azienda alimentare di prodotti surgelati
Trentino-Alto Adige, Italia · S.r.l.- 6,5 M€
- Prezzo richiesto
- 22 M€
- Fatturato
- 2,7 M€
- Cash flow rett.
- 2,4×
- Multiplo

Azienda alimentare di prodotti surgelati
Emilia-Romagna, Italia · S.r.l.- 11,1 M€
- Prezzo richiesto
- 33,1 M€
- Fatturato
- 4,5 M€
- Cash flow rett.
- 2,5×
- Multiplo
Le domande che ci fanno i titolari di un'azienda alimentare o di bevande in Toscana
Un'azienda che produce a marchio del distributore si vende?
Sì. Vale meno di un marchio proprio a parità di numeri, ma i contratti di private label pluriennali sono considerati stabili. Conta la quota dei primi tre clienti.
La ricetta o il know-how del titolare?
Si formalizza prima: disciplinari, schede tecniche, procedure. Un affiancamento di 12-24 mesi è normale, soprattutto dove il titolare è anche il mastro produttore.
Lo stabilimento ha bisogno di investimenti: è un problema?
Si mette nel conto. Chi compra valuta gli investimenti necessari e li sottrae dal prezzo, oppure li fa dopo il closing con il proprio capitale.
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