Questa pagina spiega come i versamenti in conto capitale e a fondo perduto riducono la plusvalenza sulle quote quando vendi: cosa sono, in cosa differiscono dal finanziamento soci, come si provano dopo anni, cosa cambia fra più soci, quando non conviene contarci e cosa legge chi compra in quella riserva. Con un caso concreto, per aziende oltre 3 milioni di fatturato.
I versamenti in conto capitale abbassano la plusvalenza sulle quote quando vendi, euro per euro. Sono i bonifici fatti dal tuo conto a quello della società negli anni in cui la banca aveva chiuso il rubinetto, senza chiedere nulla indietro. Li hai dimenticati, perché erano anni da dimenticare. Il fisco li ricorda, se riesci a dimostrarli.
Cosa sono i versamenti in conto capitale e perché contano quando vendi?
Sono soldi tuoi entrati nella società senza diritto di restituzione, e per questo si sommano a ciò che hai pagato per le quote. Quando vendi, paghi sulla differenza fra prezzo e costo fiscale delle quote. Il costo è fatto di molte voci, come spiegato in costo fiscale delle quote; qui ci fermiamo su quella che più spesso manca dal conto. In bilancio la ritrovi fra le riserve del patrimonio netto, con un nome come «versamenti in conto capitale» o «riserva da versamenti soci a fondo perduto». Il discorso vale per aziende sopra i 3 milioni di fatturato: lì i versamenti degli anni difficili hanno spesso sei cifre, e sei cifre di costo in più cambiano l'imposta.
Quanto vale la differenza, in un caso concreto?
Il 26% di ogni euro versato. Prendi il titolare di un'azienda di arredo da 9 milioni nelle Marche, 66 anni, srl costituita nel 1992 con 100.000 euro di capitale. Fra il 2009 e il 2013 ha versato tre volte 200.000 euro per coprire le perdite: 600.000 euro in tutto. Oggi riceve un'offerta di 4 milioni per il 100%.
Vuoi sapere che numero fa la tua azienda?
Nome, telefono e ragione sociale: ti chiama una persona, in forma riservata, e entro 72 ore hai una forbice di valore. Chi cede non paga nulla.
Con il solo capitale in visura, la plusvalenza è 3.900.000 euro e l'imposta sostitutiva al 26% fa 1.014.000 euro. Con i tre versamenti nel costo, la plusvalenza scende a 3.300.000 euro e l'imposta a 858.000. La differenza è 156.000 euro, e dipende da tre bonifici di quindici anni fa. Il resto del conto è in plusvalenza sulla cessione di quote.
versamenti conto capitale plusvalenza quote
Lo facciamo spesso, con aziende oltre €3M+: lascia nome, telefono e ragione sociale e ti chiama una persona, in forma riservata.
Perché un finanziamento soci non è la stessa cosa?
Perché il finanziamento è un prestito: resta un tuo credito, non diventa costo delle quote. Negli anni storti il commercialista ti avrà chiesto come registrare i soldi, e tu avrai risposto «fa' tu». Il versamento in conto capitale va nel patrimonio netto e alza il tuo costo. Il finanziamento soci, anche infruttifero, va fra i debiti: hai diritto a riaverlo, e chi compra lo tratta come un debito da rimborsare fuori dal prezzo delle quote.
Nel caso di prima, il terzo bonifico da 200.000 euro è scritto in bilancio come «finanziamento soci infruttifero». Non è costo. Può diventarlo con una rinuncia formale prima della vendita, oppure restare credito e farsi rimborsare al closing. Le due strade non danno sempre lo stesso risultato: la scelta va fatta con il commercialista, contratto alla mano. L'errore è lasciare la voce in terra di nessuno fino alla firma.
C'è poi una terza etichetta, «versamento in conto futuro aumento di capitale», che obbliga la società a restituire i soldi se l'aumento non si fa. Se ne hai uno in bilancio da anni, chiedi al commercialista cosa sia diventato.
Come si arriva alla firma
- Valutazione riservata in 72 ore
- Scheda anonima, solo con la tua firma
- Compratori selezionati dopo l'accordo di riservatezza
Come si prova un versamento di quindici anni fa?
Con il bonifico e con il bilancio dell'anno in cui è entrato, letti insieme. Il bonifico dice che i soldi sono partiti dal tuo conto. Il bilancio dice a che titolo sono entrati: la nota integrativa descrive i movimenti del patrimonio netto e, se il versamento è stato fatto bene, lo chiama con il suo nome. A volte c'è anche un verbale o una lettera con cui i soci dichiarano di versare senza obbligo di restituzione. Con tutte e tre le cose, la riga regge. Con la sola riserva in bilancio e nessun bonifico, la riga è fragile: chiedi alla banca gli estratti conto storici, che conserva per dieci anni e a volte oltre.
Chi ha versato, se i soci sono più di uno?
Il costo cresce solo per chi ha messo i soldi, nella misura in cui li ha messi. La riserva in bilancio è della società e non dice chi l'ha alimentata. Se nel 2011 hai versato tu e tuo fratello no, il costo delle sue quote è fermo e il tuo è salito. Vendendo insieme allo stesso prezzo, pagherete imposte diverse. Mettetelo in chiaro prima; vale anche se fate entrare un socio di maggioranza cedendo solo una parte: ognuno usa il suo costo, in proporzione a quanto cede.
Quando NON conviene contare sui versamenti?
Quando la società te li ha già restituiti, quando vendi il ramo e non le quote, e quando le quote sono di una holding. Se negli anni buoni hai distribuito quella riserva, i soldi tornati a te hanno abbassato il costo di altrettanto: contarli due volte è un errore che si scopre al controllo. E se la società ha anche riserve di utili, la legge presume distribuite prima quelle, con la loro tassazione: svuotare la riserva da versamenti a ridosso della vendita è una scorciatoia da verificare con il commercialista prima di deliberare. Se cedi il ramo d'azienda, il costo delle tue quote non entra nel conto, come spiegato in quote o ramo d'azienda. Se i versamenti li ha fatti la holding di famiglia, il costo è nei suoi libri e il regime è un altro. In Svizzera, Germania e Francia il principio del costo storico è lo stesso, ma cosa ci entra cambia paese per paese: serve un professionista del posto.
«Avevo 66 anni e un'azienda da 14 milioni a Reggio Emilia. Mia figlia fa il medico, mio figlio vive a Berlino. Pensavo che vendere volesse dire sparire. Sono rimasto due anni, e i miei 70 dipendenti sono ancora lì.»
Giorgio, 68 anni, stampaggio lamiera, Reggio Emilia
E chi compra, cosa ci legge in quella riserva?
Legge la storia dell'azienda, non il tuo costo fiscale: il tuo risparmio d'imposta non lo riguarda e non alza il prezzo. Una riserva da versamenti dice che ci sono stati anni in cui la cassa non bastava e il titolare ci ha messo del suo. Chi compra se lo segna, poi guarda cosa è successo dopo. Se da allora l'azienda ha fatto utili, la riserva prova che la crisi è passata. Se l'ultimo versamento è di due anni fa, te lo chiederà al primo incontro. È uno dei fogli da mettere in ordine quando decidi di preparare l'azienda alla cessione, il primo che apre chi ti assiste in una cessione di quote.
Una cosa in più. Prendi i bilanci dal primo anno di crisi in poi e segna, anno per anno, due numeri: la riserva da versamenti nel patrimonio netto e il finanziamento soci fra i debiti. Se una voce scende e l'altra sale senza un atto in mezzo, qualcuno ha cambiato etichetta ai tuoi soldi, e il commercialista deve dirti quale vale. Con quel foglio, il primo passo è una telefonata di dieci minuti: chiarisce più di sei mesi di pensieri.
Domande frequenti
I versamenti in conto capitale aumentano il costo fiscale delle quote?
Sì. I versamenti fatti dal socio senza diritto di restituzione, in conto capitale o a fondo perduto, si sommano al costo delle quote e riducono la plusvalenza su cui si paga l'imposta. Contano se sono documentati: bonifico dal conto del socio e bilancio dell'anno che li registra nel patrimonio netto. La verifica, riga per riga, la fa il commercialista.
Che differenza c'è fra versamento in conto capitale e finanziamento soci ai fini della plusvalenza?
Il versamento in conto capitale entra nel patrimonio netto e alza il costo delle quote. Il finanziamento soci è un prestito: resta un credito del socio verso la società, iscritto fra i debiti, e non tocca il costo. Può diventare costo solo con una rinuncia formale. Chi compra tratta il finanziamento ancora aperto come un debito da rimborsare a parte.
Un versamento a fondo perduto fatto da un solo socio vale per tutti?
No. Il costo fiscale cresce solo per il socio che ha versato, nella misura del suo versamento. La riserva in bilancio è della società e non distingue chi l'ha alimentata, ma il fisco guarda i bonifici. Due soci che vendono allo stesso prezzo possono avere plusvalenze diverse proprio per questo: conviene chiarirlo fra soci prima della trattativa.
Come dimostro un versamento in conto capitale se non ho più il bonifico?
Si parte dal bilancio dell'anno del versamento: la nota integrativa descrive i movimenti del patrimonio netto. Poi si chiedono alla banca gli estratti conto storici, che vengono conservati per dieci anni e a volte oltre. Se esiste un verbale o una lettera dei soci sul versamento, aiuta. Senza nessuna traccia, la riga è fragile e va saputo prima di firmare.
Se la società mi ha restituito i versamenti, il costo delle quote scende?
Sì. Le somme che la società restituisce ai soci dalla riserva da versamenti riducono il costo fiscale delle quote di pari importo. Inoltre, se la società ha anche riserve di utili, la legge presume che vengano distribuite prima quelle, con la tassazione dei dividendi. Prima di distribuire una riserva a ridosso della vendita, conviene far fare il conto al commercialista.
Cos'è il versamento in conto futuro aumento di capitale e come si tratta?
È un versamento fatto in vista di un aumento di capitale che la società si impegna a deliberare. Se l'aumento non si fa, i soldi vanno restituiti al socio, quindi la natura è diversa da quella del versamento a fondo perduto. Se ne hai uno in bilancio da anni senza che l'aumento sia mai arrivato, chiedi al commercialista come vada qualificato prima della cessione.
Conviene rinunciare al finanziamento soci prima di vendere le quote?
Dipende dal contratto e dalla situazione. La rinuncia trasforma il credito in costo delle quote; tenerlo aperto significa farselo rimborsare al closing, fuori dal prezzo. Il risultato non è lo stesso in ogni caso, e cambia anche il modo in cui chi compra legge il bilancio. È una decisione da prendere con il commercialista prima della lettera d'intenti, non dopo.
I versamenti in conto capitale contano anche per le società estere?
In Svizzera, Germania e Francia vale il principio del costo storico: si paga sulla differenza fra prezzo e ciò che le quote sono costate. Cosa entra nel costo, e quali esenzioni esistono per il privato che vende, cambia molto da un paese all'altro. Se la società ha sede fuori dall'Italia serve un professionista di quel paese, da coinvolgere prima della trattativa.
Il primo passo è una telefonata di dieci minuti
Lascia un recapito: ti chiama una persona, in forma riservata, e entro 72 ore hai una forbice di valore per la tua azienda. Vale per aziende sopra i 3 milioni di fatturato.
- Testo unico delle imposte sui redditi, DPR 22 dicembre 1986 n. 917, art. 47 comma 5 sulle somme ricevute a titolo di ripartizione di riserve da versamenti e art. 68 sulle plusvalenze (Normattiva)
- Decreto-legge 24 aprile 2014 n. 66, art. 3, aliquota del 26% sui redditi di natura finanziaria (Normattiva)
Vuoi sapere che numero fa la tua azienda?
Nome, telefono e ragione sociale: ti chiama una persona e entro 72 ore hai una valutazione riservata. Nessun costo, solo per aziende sopra i 3 milioni.